Subbuteo – L’ Intervista di Enrico Guidi a Federico Zollo

Il Subbuteo, una passione che si tramanda da mezzo secolo. Il romanticismo dei primordi
I primordi del Subbuteo in Italia sono oramai davvero molto datati, stiamo parlando di almeno 50 anni or sono, un tempo lunghissimo per coloro che hanno conosciuto il Subbuteo solamente sugli scaffali in questi ultimi anni.
Eppure il Subbuteo, proprio nel passato, ha avuto quel senso di romanticismo che lo ha reso   inconfondibile ed ha fatto innamorare migliaia e migliaia di giocatori.
Spirito di squadra, passione pura che deriva anche dal gioco del calcio, amicizie solide e durature che si sono venute a creare da un capo all’altro dello stivale, occasione unica per viaggiare e conoscere l’Italia e l’Europa, crescita personale, sono caratteristiche che a distanza di mezzo secolo ritroviamo anche oggi nei ragazzi del Bagheria.
Ebbene sì, passano gli anni ma il Subbuteo, oggi Calcio-Tavolo in una visione più evoluta come disciplina sportiva regolamentata, mantiene tutto il suo fascino.
Oggi vi propongo una intervista di Enrico Guidi (attuale giocatore del Club Black Rose 1998 Roma) ad un giocatore dei primi anni ’70: Federico Zollo.
 
Buona lettura
 
Gianluca Enzo Buono
 
L’Intervista:
 
D: Come e quando hai iniziato a giocare Subbuteo?
R: Nel 1971 eravamo un gruppo di amici e compagni di scuola del 1° Liceo Scientifico, iniziammo nella cantina di Stefano [Beverini, ndr] a Pegli costruendo un campo artigianale su una tavola di legno ed un panno verde. Si giocava con i tappi di bottiglia (le “grette” in genovese) e ci sfidavamo in appassionanti partite, ognuno trasferiva sul panno la passione per la propria squadra del cuore.
Da lì al Subbuteo il passo fu breve, quando questo gioco si materializzò nei negozi di giocattoli potemmo convertirci ad un qualcosa di più professionale. 
D: Qual è stato il tuo passaggio all’attività agonistica, in quali anni e in che club hai giocato?
R: Tra il 1972 e 1973 iniziammo ad iscriverci ai primi tornei e fondammo il Gruppo Subbuteo Pegli, con Stefano Beverini, Roberto Semplici, Claudio Olivieri ed altri.
Vincendo questi tornei, ed arrivando comunque sempre nei primi posti, scoprimmo di essere i più forti non solo in Liguria ma anche in Italia.
Personalmente sono rimasto sempre nel Gruppo Subbuteo Pegli fino a quando ho smesso, praticamente ad inizio del 1977.

D: Cosa era il subbuteo per te all’epoca e come lo vedi oggi?
R: In un epoca ancora lontana dall’evoluzione tecnologica degli ultimi, il Subbuteo aveva un fascino particolare, una passione che non ti stancava mai.
I risultati ottenuti erano poi una rivalsa verso il calcio, dove pur giocando, non ero riuscito a raggiungere livelli elevati.
Oggi vedo con piacere che il Subbuteo è di nuovo in auge, dopo anni di crisi dovuta all’epopea dei giochi elettronici e delle playstations, a me risveglia ricordi che sanno di romanticismo e di tradizione.

D: Come sceglievi i materiali per giocare? Avevi possibilità di scegliere i materiali migliori grazie ai Parodi?
R: Avevamo la possibilità di visitare spesso i magazzini dei Parodi, dove acquistavamo quello che ci serviva.
Ma non erano materiali speciali, erano gli stessi che si potevano acquistare in qualsiasi negozio, a noi venivano solo riservati particolari sconti.

D: Come ci si preparava una squadra “da torneo”? Si modificavano i materiali?
R: Io non ho mai modificato i materiali, ricordo che qualcuno apriva le basi dei giocatori per appesantirle.
L’unica operazione che facevo era la selezione delle migliori miniature tra più squadre. 

D: Usavi il lucido? 
R: Come Gruppo Subbuteo Pegli ci possiamo vantare di aver scoperto la maniera di far scorrere i giocatori sul panno.
Dapprima usavamo la cera per pavimenti, poi abbiamo migliorato lo scorrimento con i prodotti per lucidare i mobili tipo il “Nugget” o il “Pronto”.

D: Hai ancora materiale dell’epoca?
R: Purtroppo no, nel 1977 ho smesso completamente di giocare principalmente a causa degli studi universitari.
Di conseguenza regalai tutto il materiale, escluso la mia mitica squadra azzurra (il Napoli) che avevo chiamato “Blue Lions” in onore dell’allora allenatore del Napoli Vinicio.

D: Come ci si procurava le palline migliori? Era difficile averle?
R: Ricordo che a quell’epoca c’erano vari tipi di palline, anche di diverse dimensioni, ma si trovavano tutte senza problemi.
Io preferivo quella tradizionale bianca con i pentagoni neri. 

D: Ti allenavi? Allora c’era il concetto di allenamento?
R: L’allenamento consisteva nei tornei e nelle partite che facevamo all’interno del nostro gruppo.

D: Con quali dimensioni di palline hai giocato?
R: Ricordo di aver giocato con 2 tipologie di palline, quelle più grosse che erano colorate (arancione, marrone o bianche) e quelle più piccole bianche con i pentagoni neri.

D: Ricordi come andava tenuto il portiere… e di che colore era il tuo?
R: Era tradizionalmente nero, ricordo che tenevo sempre il portiere che toccava il panno ma l’asticella verso l’alto.

D: C’era fair play all’epoca nei tornei?
R: Non ricordo comportamenti particolari di fair play, soprattutto quando nei tornei la posta era alta.
Ricordo invece giocatori capricciosi che protestavano un sacco, ma ciò era giustificabile, eravamo quasi tutti dei ragazzini alle prime armi con l’agonismo

D: Raccontaci qualcosa su come si risolvevano i dubbi nell’arbitraggio…
R: Ricordo che i regolamenti non erano chiari e parecchie regole erano da interpretare. Per cui si discuteva parecchio tra giocatori ed arbitri, ma come nel calcio l’arbitro poi è quello che decide. D: Raccontaci qualcosa riguardo allo spirito con cui si affrontava il gioco… cosa significava un tempo l’agonismo nel Subbuteo?
R: Erano i tempi pionieristici del Subbuteo, lo spirito era quello del divertimento e della sana competizione.
E quando vincevi un torneo c’era una particolare felicità, dovuta magari anche a quel momento di notorietà che ti dava l’articolo pubblicato sul giornale con il tuo nome. 

D: Come mantenevi il contatto con il circuito di gioco?
R: Noi genovesi eravamo fortunati, vivendo nella città dei Parodi e della sede della prima federazione, la F.I.C.M.S. (Federazione Italiana Calcio In Miniatura Subbuteo).
Venivamo informati di tutti i tornei ed i Parodi sponsorizzavano la nostra presenza, che era comunque una sorta di pubblicità per il gioco. 

D: Cosa ricordi dei Parodi?
R: Ricordo con emozione il grande vecchi Edilio, l’artefice del successo del subbuteo in Italia, la sua passione e dedizione per il lavoro, il suo orgoglio, valori che ha trasmesso ai figli che per anni hanno contribuito negli anni alla crescita e al successo del Subbuteo. 

D: Quante partite hai giocato con la nazionale?
R: Con la nazionale ho giocato 5 partite agli Europei del 1975, arrivando al 5° posto, e 3 partite nel 1976 (incontro Italia – Olanda).
Totale: 8 partite con 6 vittorie e 2 sconfitte.

D: Conoscevi il circuito di gioco ETF?

R: So che era la federazione europea dell’epoca, che lasciava molta libertà nell’uso dei materiali.
Penso che i mondiali a cui ha partecipato Beverini nel nel 1974 e gli Europei del 1975 siano stati organizzati dall’ETF.
D: Sentivate invece di far parte di una “Federazione” (italiana)?
R: Si, quando i Parodi hanno fondato la FICMS.

D: E’ vera la voce che in nazionale era obbligatorio usare le figure dell’Italia?
R: No, almeno ai miei tempi. Ho sempre giocato con i miei materiali in nazionale.

D: Quanto era precisa la definizione di “gioco/sport” data ufficialmente dalla Subbuteo dell’epoca?
R: Secondo me è una definizione corretta, puo essere considerato teoricamente un gioco ma ogni partita fisicamente ti affaticava e ti dava adrenalina alla stregua di un qualsiasi sport.

D: Chi erano i giocatori italiani più forti?
R: Sicuramente Stefano Beverini è stato un mito in quegli anni, poi l’amico Roberto Semplici, il giovane Andrea Piccaluga, Giovannella di Roma, De Francesco di Perugia.

D: Differenze di gioco tra italiani e stranieri…
R: Gli stranieri a differenza degli italiani giocavano molto sull’effetto, facendo fare ai giocatori traiettorie curve.
Ciò era favorito dal fatto che molti utilizzavano le miniature “Flat” e non usavano lucidare le basi.

D: Raccontaci le cose che ricordi con più piacere di quegli anni…
R: Ho tanti ricordi belli. Primo fra tutti, posso dire che il Subbuteo mi ha permesso di viaggiare e fare tante amicizie in questo mondo affascinante. L’esperienza più bella è stata l’incontro amichevole Italia – Olanda in concomitanza con l’incontro di calcio valido per gli Europei. Due giorni trascorsi all’Hotel Parco dei Principi di Roma trattati come divi di sport più popolari, centinaia di spettatori attenti e partecipi alle partite, decine di richieste di autografi…. Emozioni da raccontare ai nipoti………

Commenti

Redazione

Il nostro team, composto da giovani bagheresi, ha scelto questo nome proprio per riportare in vita lo spirito e l’importanza dell’antico Stratunieddu nel nuovo locus del sapere, il Web. Il nuovo blog di informazione si propone di informare i cittadini di Bagheria, e delle zone limitrofe, su ciò che accade intorno a noi.

More Posts

Follow Me:
Facebook