“X ME I RAPINATORI ANNO FATTO BENE!!1!” – Piccola disquisizione sulla piaga degli idioti del web

Pochi giorni fa la notizia della rapina avvenuta ai danni di un furgone portavalori davanti l’ufficio postale di Via Costanza D’Altavilla, durante la quale sono stati sottratti 180 mila euro di bottino. Due guardie giurate sono state minacciate con le armi da fuoco – fucili a pompa –  dei rapinatori ma, fortunatamente, nessuno è rimasto ferito durante i fatti.

 

In questo articolo, però, non tratterò questa vicenda. O, perlomeno, non direttamente. Voglio focalizzare la mia (e la vostra) attenzione su un altro drammatico problema: l’ignoranza che dilaga tra i commenti alle notizie su Facebook. No, non sto scherzando, e guardando queste immagini capirete quanto è grave la situazione.

Commenti comparsi sulla pagina Facebook di “PalermoToday” alla notizia della rapina

 

Chiarisco fin da subito che non considero Facebook, i social o internet la causa di questo problema (c’è ancora qualcuno che lo pensa davvero?), ma solo un mezzo attraverso cui l’ignoranza e i peggiori sentimenti umani escono dalla chiacchierata al bar e si palesano ad un pubblico potenzialmente globale.

Oggi termini come haters – gli “odiatori professionali” – o webeti (coniato da Enrico Mentana, ormai considerato una star sul social) sono entrati nel gergo comune e vengono quotidianamente citati da giornali e persone di spessore, a dimostrazione del fatto che i social network e Internet non sono più una dimensione innocua, staccati dalla realtà e senza effetti su di essa; con questi appellativi indichiamo coloro che passano le giornate ad esprimere la propria opinione su fatti ed eventi che esulano dalle proprie competenze, opinione, qualunquista e quasi sempre infondata, riempita di insulti e offese – che non raramente sfiorano razzismo, omofobia, maschilismo – rivolte a personaggi famosi, politici o artisti, ma spesso anche ad individui anonimi che per qualche motivo ottengono i propri 15 minuti di notorietà e diventano bersagli d’odio.

Umberto Eco negli anni ’80 fondò a Bologna il corso di laurea in Scienze della Comunicazione

Umberto Eco, mesi prima della sua morte, dichiarò: “I social media danno diritto di 

parola a legioni di imbecilli che prima parlavano solo al bar dopo un bicchiere di vino, senza danneggiare la collettività”. Forse questa frase appare un po’ cinica, ma è difficile non condividerne il significato quando si leggono commenti come quelli che vi ho mostrato nelle foto precedenti.

 

 

 

 

La notizia di PalermoToday è stata condivisa sull’omonima pagina Facebook, dove in poche ore sono stati pubblicati commenti colmi di ignoranza, luoghi comuni, e attacchi alle istituzioni che non avevano alcun nesso logico con i fatti accaduti.

Si parte da perle come “…questo significa rubare, no come i pezzi di merda no come i pezzi di merda che rubano le borsette ai vecchietti con quattro spicci, bravi” dove viene elogiato il lavoro svolto da questi eroi – i rapinatori – giustificando le loro azioni “[…] se erano senza lavoro x me anno fatto bene limportsnte chd non ci sn stati morti”, a commenti in cui i fantomatici (non tanto però, dato che scrivono queste oscenità con propri nome e cognome e foto) webeti fanno loro i migliori auguri per il futuro “auguri godeteveli fino all’ultimo centesimo”.

Immagino ora il probabile sgomento del lettore di questo articolo, che si starà chiedendo come sia mai possibile stare dalla parte di un rapinatore! Per capirlo, e qui arriva la parte tragica, dobbiamo leggere il resto dei commenti. Il webete non considera quei soldi rubati come qualcosa che gli appartiene, il furto è avvenuto ai danni dello Stato e quindi niente viene preso dalle sua tasche; i politici rubano, le istituzioni rubano a noi con le tasse ed è dunque giustificabile, per vendetta, rubare loro…d’altronde se lo Stato avesse dato a quei poveri rapinatori un lavoro, loro non avrebbero mai sentito la necessità di rubare.

 

 

Articolo di PalermoToday

A nulla servirebbe affermare che quei soldi erano destinati a finanziare le pensioni, potremmo dire loro che le Poste Italiane appartengono per il 65% allo Stato italiano e aggiungere che le guardie giurate a difesa di quel portavalori sono degli onesti lavoratori che hanno rischiato la vita. Nulla di tutto ciò servirebbe, perché il problema di chi riesce a fare dichiarazioni del genere è molto più profondo. Non è possibile immaginare che alle soglie del terzo millennio esistano ancora individui totalmente privi del senso delle istituzioni, tanto da non considerare i soldi pubblici, i dipendenti pubblici e, probabilmente, anche gli edifici pubblici come qualcosa che appartiene anche loro; talmente distaccati dalla realtà da non capire che rubare allo Stato equivale a rubare a sé stessi, e che accettare, elogiare e desiderare la violenza significa mettere in pericolo prima di tutto la propria individualità delegittimando la pubblica sicurezza, in barba a Rousseau e il suo contratto sociale.

Il danno più grande è che ognuno di questi avvelenatori del web, con la possibilità di dire ciò che vuole, mette in moto un circolo vizioso in cui questi luoghi comuni si diffondono creando sempre più distacco dalle istituzioni e dalla realtà delle cose; Facebook conta 2 miliardi di iscritti, 30 milioni solo in Italia, quanti di questi sono cittadini senza istruzione? Quanti di questi si informano esclusivamente attraverso i social, dove stringono rapporti virtuali con chi la pensa in maniera distorta come loro?

E’ ora abbastanza chiaro il problema che abbiamo di fronte, e la sua portata.

 

Commenti

Stefano Morana

Poco più che ventenne, sono un gran simpaticone con tante idee in testa. Appassionato di musica e suonatore (musicista "suona" fin troppo professionale) da molti anni, mi esibisco in giro per il mondo...più o meno. Nella mia testa occupano spazio tante altre passioni, politica e società più di tutte, ma anche cinema, tecnologia e comunicazione. Ah, sono inoltre un universitario in crisi.

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