Claudio Treviso – il campione silenzioso che porta Bagheria nel mondo

Tante soddisfazioni in giro per l’Europa, tanti successi in tornei nazionali e tornei internazionali. Eppure il nome di Claudio Treviso, una del punte di diamante del Taewondo azzurro, è molto meno noto rispetto a quello di tanti sportivi bagheresi.

Formatosi alla scuola “Taekwondo Lee” di Santa Flavia, sotto la guida dei maestri Pietro e Antonio Cannizzo, a 16 anni inizia a far parte dei raduni della nazionale mentre a 19 diventa membro effettivo del gruppo sportivo dell’Esercito Italiano. Attualmente è il capitano della nazionale italiana, con l’attivo 5 partecipazioni ai mondiali, tre partecipazioni agli europei con una medaglia di bronzo nel 2016, un oro al Luxor Open 2016 e quattro vittorie come campione assoluto italiano. Abbiamo deciso di rivolgergli qualche domanda per parlare della sua formazione professionale e personale, dei sogni e dei progetti per il futuro. Ma anche per capire questo strano silenzio che aleggia intorno al suo nome.

 

Claudio, da dove nasce la tua passione per il Taekwondo? La tua formazione è avvenuta in Sicilia?

Ho iniziato Taekwondo all’età di 6 anni, nella palestra dei maestri Antonio e Pietro Cannizzo di Santa Flavia. C’è da premettere che vengo da una famiglia numerosa, sono il terzo di sei figli di cui cinque maschi e una femmina. Vuoi o non vuoi in una famiglia così numerosa si cresce abbastanza vivaci. Per fortuna mio padre ebbe l’intuizione di mandarci in palestra man mano che crescevamo. In questo modo i nostri genitori hanno evitato di farci crescere tra le strade, così da non farci correre il rischio di avere brutte amicizie.

Soprattutto abbiamo avuto l’onore di praticare un’arte marziale che ti insegna tanti bei valori con la complicità dei miei maestri, che ancora oggi ringrazio tanto quanto i miei per quello che mi hanno permesso di essere adesso. Essendo vivace il taekwondo era lo sport ideale per le mie caratteristiche, perché mi permetteva di sfogare le mie energie ed incalanarle nella direzione giusta per un crescita personale. Con l’allenamento mi rendevo conto che certe cose mi venivano più semplici rispetto agli altri ragazzini ed all’età di tredici anni circa è iniziata la mia carriera agonistica con i miei primi risultati importanti a livello regionale e nazionale.

All’età più critica per i giovani come me, che provengono da realtà non molto agiate, ho ricevuto l’offerta che mi ha cambiato la vita ed appena diplomato ho vinto il concorso per atleti del gruppo sportivo dell’esercito e mi trasferisco a Roma. Ancora oggi molta gente inconsapevolmente mi reputa fortunato perché della mia passione ne ho fatto un lavoro. A me invece piace rispondere che quando ero ragazzino invece di giocare per strada o andare in giro come i miei coetanei, io ho costruito il mio futuro con sacrifici non da poco; perché è quello che fa la differenza tra le persone, l’impegno ed il sacrificio che ognuno di noi ci mette in ogni cosa che fa.”

Come numerosi giovani, sportivi e non, hai dovuto lasciare la Sicilia per realizzare la tua crescita professionale. Come hai vissuto questo passaggio?

“Ricordo ancora il giorno in ho lasciato casa col valigione in mano, consapevole che quella volta non sarebbe stata come le altre partenze. Questa sarebbe stata la partenza, quella che ti tiene lontano da casa per mesi e non sai effettivamente quando torni. Fino a quel momento ero stato diverse volte a Roma, in raduno con la nazionale. Ma questa volta non c’era un biglietto di ritorno, una data di rientro, questa volta sarei tornato in Sicilia solo per le vacanze. Quel giorno ero felicissimo e non vedevo l’ora, passai quella domenica aspettando con euforia il pomeriggio per partire. Ma al momento dei saluti mi ha pervaso una malinconia terribile e solo in quel momento ho capito davvero che tante cose sarebbero cambiate, e già provavo nostalgia per tutti prima ancora di salutarli.

Sono dell’idea che nessuna persona, indifferentemente dall’attività che fa, debba essere costretta a lasciare il posto in cui è nato per necessità, per bisogno, per lavoro!”

La tua carriera è segnata da diversi successi in tornei nazionali e internazionali, eppure di te a Bagheria si parla poco. A cosa pensi sia legato questo silenzio?

“Con il passare degli anni i successi aumentano, inorgogliscono me, la mia famiglia, i miei amici, ma a quanto pare non inorgogliscono  la mia città di origine: Bagheria. Eppure  ho sempre rivendicato con orgoglio la mia origine bagherese, nonostante in molti si dichiarassero palermitani  per una questione di notorietà, dato che bagheria era sconosciuta quasi a tutti prima del celebre film di Tornatore. Ho sempre giustificato questo fatto pensando che probabilmente era una questione di superficialità, poca organizzazione, e sicuramente colpa di tanta ignoranza e di un sistema che ti fa vedere e conoscere solo gli sport più popolari, il calcio su tutti.”

Quali sono le prospettive del Taekwondo Siciliano?

“Il taekwondo siciliano purtroppo in questo momento si trova ai piedi del podio rispetto alle altre regioni italiane. Siamo comunque tra le prime 5 regioni d’Italia ed in fase di crescita e si spera che qualche giovane presto faccia qualche risultato è si confermi in campo sia nazionale che internazionale.”

Quali azioni concrete possono portare avanti le amministrazioni locali e i governi per incentivare questa disciplina sportiva?

“Sono del parere che lo sport è alla base per una crescita e formazione di ogni persona. Dei buoni incentivi potrebbero essere l’aumento delle ore di attività scolastiche ed extra scolastiche. Le scuole sono un grande bacino che però spesso viene poco sfruttato, lasciando tutto lo spazio a sport come il calcio a discapito di sport minori come per esempio il taekwondo. Credo che al giorno d’oggi bisogna anche sfruttare l’era dei social: le amministrazioni spesso si preoccupano di fare solo cronaca nera o cose che poco c’entrano con il comune di riferimento, ed invece si potrebbero valorizzare i residenti che più si distinguono a livello nazionale ed internazionale. Non è sempre la domanda a fare l’offerta, a volte basterebbe far conoscere altre realtà per fare in modo che chi si distingue sente anche l’affetto dei compaesani e sia invogliato a fare quel qualcosa in più. Un altro buon incentivo potrebbero essere dei piccoli bonus per i più meritevoli, che possono essere soldi, voucher  in modo tale da creare più interesse e quindi più impegno e più risultati,  e di permettere ai giovani talenti, che non dispongono dei fondi necessari, di andare avanti magari grazie a qualche borsa di studio.”

Quali sono i tuoi prossimi obiettivi?

“All’età di quasi 30 anni mi sento un atleta non più tanto giovane ma pur sempre un atleta, che ha ancora voglia e soprattutto possibilità di dare alla sua terra ed alla sua nazione. Non essendo più molto giovane tendo a darmi obiettivi a breve termine, quest’anno per esempio vorrei confermare la bella prestazione di 2 anni fa al campionato europeo, dove vinsi la medaglia di bronzo, e perché no cercare di fare più punti possibile per il ranking nei vari tornei in ottica olimpiadi Tokyo 2020.”

Sogni di tornare nella tua terra o pensi che sia poco probabile?

“Nella mia terra ci torno ogni volta che posso, vacanze di natale e vacanze estive, anche perché ci sono famiglia e amici che reclamano la mia presenza ed io la loro. Se dovessi tornare a viverci? Non lo so.

Amo la mia terra ed i miei compaesani ma ci sono evidenti problemi di amministrazione nella mia stramaledetta cara isola, che mi fanno avere dei forti dubbi. L’ultima delusione l’ho avuta alle scorse elezioni regionali. Non voglio entrare nel merito ma sono arrabbiato con i mie conterranei: continuiamo a dare il potere in mano a chi per anni ci ha maltrattato, e questo mi allontana molto purtroppo. Comunque il dubbio è forte, chi lo sa magari un giorno…”

 

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Marco Maggiore

Classicista per vocazione, Interista per passione. Ama scrivere un po' di tutto. Sogna ancora di fare l'insegnante, nonostante i propri insegnanti gli abbiano detto di non sognare.

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