Non era amore – Giornata contro la violenza sulle donne

Avevo diciannove anni quando lo conobbi e sì, adesso lo so, ero ancora una ragazzina.

Ero una persona diversa, piena di vita, una sognatrice dall’animo romantico. Chi mi conosce, oggi direbbe che la me del passato non esiste più.

Riuscì a conquistarmi, regalandomi le attenzioni che avevo perduto e che credevo non sarebbero più tornate.

Quelle attenzioni, però, si trasformarono ben presto in pressioni, gelosie e ossessioni; quando lo compresi sembrava essere troppo tardi.

Durante quegli anni persi ogni forma di libertà di cui avevo sempre goduto, mi spensi lentamente, cedendo alle paure e alle minacce; mi allontanai da amici e familiari, abbandonai gli studi.

Continuai a stare con lui, attendendo con timore il momento di incontrarlo.

Lo stabiliva lui, decideva lui quando dovevo essere sua, quando mi amava, quando ero il centro del suo universo. Così come decideva lui quando non ero degna del suo amore, quando qualcun’altra era migliore di me, quando io ero la causa delle sue sofferenze. Ed io, attonita, lo lasciavo fare.

In alcuni momenti riusciva persino a convincermi che in me ci fosse qualcosa di sbagliato, che meritavo le sue punizioni e tutto il dolore che era in grado di infliggermi. Forse ero un po’ sciocca all’epoca, sì, me lo sono detta più volte perché, oggi, ripensando al mio trascorso, fatico a credere che quella ragazza impaurita e anche un po’ codarda fossi davvero io.

Mi capita spesso di soffermarmi sul perché abbia impiegato tanto a denunciarlo, a denunciare i suoi abusi, le sue violenze. Me lo hanno domandato in tanti, a dire il vero, e la mia risposta non è mai cambiata: avevo paura.

Oggi sento spesso sostenere che “denunciare non serve a nulla” che “la giustizia non esiste”, e provo rabbia, perché è a causa di queste convinzioni che molte donne subiscono in silenzio, senza neppure sperare di poter cambiare le cose. Io ho denunciato e non posso sapere cosa succederà fra cinque, dieci o vent’anni, ma godo di nuovo di quella libertà di cui lui mi aveva privato.

Respiro, sorrido, esco, vivo. E sì, se anche fosse vero, se anche denunciare non servisse, a cosa serve rimanere in silenzio? Quanto credete che si possa resistere?

Quando si parla di violenza, la maggior parte della gente allude a quella fisica, ma non esiste solo quella. Non è la violenza fisica che continua a disturbare i miei sogni ogni notte, non è quella che non riesco a dimenticare. Perché è difficile spezzare una donna, siamo forti per natura e, per quanto male facciano schiaffi e pugni, non sono quelli che ci distruggono, non solo almeno.

È ciò che avviene nella nostra mente, ciò che soggetti malati come lui ci inducono a credere, ciò che ci costringono a fare o a dire. È di quello che non riusciamo a liberarci, della paura, del terrore.

Non si smette mai di essere vittima di violenza, neppure quando lui è ormai lontano. Non si smette mai di stare sull’attenti, di sentirsi seguite, osservate, di provare fastidio al tocco di un estraneo, di sussultare al richiamo di una voce che non è familiare. L’ansia ci abbandona per tornare all’improvviso, nel momento esatto in cui ci si convince di essere guarite, è proprio in quel momento che lo si comprende: non sarà semplice, non è possibile cancellare quella parte della nostra vita, seppellirla, per andare avanti. Bisogna affrontarla, bisogna chiedere aiuto, curare cuore e mente.

Non credo di essere guarita, ma riuscire a parlarne, a scriverne, è qualcosa che non avrei mai immaginato di poter fare. E mi auguro che non serva una giornata contro la violenza sulle donne a ricordarci che meritiamo di essere felici, ogni giorno. Di essere rispettate, sempre. Di vivere, davvero.

Rimanere in silenzio, subire, non è una soluzione, non è la soluzione. Non siamo deboli, lui lo era, loro lo sono. Non c’è niente di sbagliato in noi, in voi.

Trovate la forza, trovatela dentro di voi e dentro tutti coloro i quali vi amano sul serio e soffrono insieme a voi. Per troppo tempo ho visto mia madre piangere e supplicarmi di ribellarmi, di smetterla di farmi del male, di smettere di credere in qualcosa che non esisteva. Per troppo tempo mi ha ripetuto: “L’amore riempie l’anima, colora la vita, la rende più bella. Se distrugge non è amore, se fa male non è amore, se fa paura non è amore.”

 

Non era amore. Non è amore.

 

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Redazione

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