La realtà è relazione

Tra noi e ciò che osserviamo interponiamo una dimensione che è quella dello spazio, un meccanismo che ci induce inconsapevolmente a percepire una distanza dalle cose e tra le cose, una distanza che definiamo “vuoto”.

 

Accettiamo tutto così per come lo vediamo, e attraverso la nostra mente costruiamo un bellissimo mondo di colori. Ci siamo mai chiesti perché vediamo? La domanda può sembrare stupida, così come la risposta, ma non lo è affatto!

 

Alla base ci sta una parola: “Relazione”. Il nostro modello di realtà non è altro che una ragnatela di relazioni che investe continuamente i nostri sensi, l’esempio più concreto è proprio il “mondo di colori”. “La materia è colorata”, diremmo tutti, ma siamo sicuri che lo sia davvero? Ciascun colore non è altro che una, e una sola, particolare frequenza di un onda elettromagnetica. Ma per comprendere meglio questo concetto occorre fare un salto nel passato, e ritornare al tempo in cui la storia stava donando all’umanità l’intuizione di menti geniali, due tra queste: Michael Faraday e James Clerk Maxwell.

 

Il primo era un povero londinese senza un’educazione formale, il secondo era un ricco scozzese di famiglia aristocratica e uno dei più grandi matematici. Benvenuti nel IX secolo… Dopo Newton e la sua forza di gravità, una sorpresa sconvolse la percezione della natura: le cose non si muovono solo quando cadono. Analizzando l’attrazione e la repulsione delle cose elettriche e magnetiche Faraday si svela un incredibile sperimentatore, nelle mani non aveva altro che bobine elettriche, aghi, calamite e gabbiette di ferro.

 

Egli scopre un qualcosa di nuovo, qualcosa che chiama “campo”: una gigantesca ragnatela invisibile che riempie tutto intorno a noi. Questo campo Faraday lo immagina come formato da fasci di linee sottilissime che riempiono lo spazio, e a loro da il nome di “linee di forza”, proprio perché in qualche modo le vede come linee che trasmettono la forza elettrica e magnetica. Maxwell intuisce subito che c’è oro in questa idea, e trasforma tutto in una pagina di equazioni matematiche che descrivono il comportamento del “campo elettromagnetico”.

 

Ma non è tutto: le equazioni spiegano l’esistenza della luce! Queste equazioni prevedono che le “linee di Faraday” possano vibrare e ondulare proprio come le onde del mare, e la loro velocità di vibrazione viene calcolata risultando essere esattamente uguale alla velocità della luce (300.000 km/s). A questo punto esiste solo una conclusione: la luce non è altro che la vibrazione delle linee di Faraday, non è altro che un onda elettromagnetica!

 

Bentornati nel presente… Di tutto lo spettro elettromagnetico (insieme di tutte le possibili frequenze delle onde elettromagnetiche) solo una parte è visibile all’uomo, questa parte è appunto detta “spettro di luce visibile”. All’interno di questa zona, compresa tra 428 THz e 749 THz, ad ogni velocità di oscillazione di un onda elettromagnetica corrisponde un valore di frequenza associato che il nostro sistema visivo decodifica e percepisce come colore. Ecco che adesso riusciamo a vedere.

 

Tralasciando l’aspetto puramente scientifico riflettiamo sulle conseguenze che questo fenomeno naturale ha nella vita di ciascun di noi. Le sensazioni, le emozioni e gli stati d’animo spesso sono il frutto di un’osservazione o di un incrocio di sguardi. Attraverso la luce, e quindi attraverso le onde elettromagnetiche che rifletto sui nostri occhi, noi riusciamo a trasmettere gioia, passione, ansia, sentimento…ma non solo, attraverso la luce ci relazioniamo con tutto ciò che ci circonda e creiamo la nostra realtà soggettiva!

 

Filippo Rotolo

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