L’oro verde. Bagheria, autunno e tradizionale – di Gigi Sparacino

E’ quasi novembre, passeggio per le stradine di Bagheria e sento nell’aria un profumo, un profumo che conosco bene, ma di cui non so descriverne l’essenza. Un profumo che sento sempre nell’aria in questo periodo. E’ il profumo dei frantoi, delle olive e dell’olio appena ottenuto dalla macina. Mi inebria, mi riempie di ricordi e mi fa sentire che l’autunno esiste anche in Sicilia. Per fortuna che alcune tradizioni continuano a rimanere, come la raccolta delle olive fatta tutti insieme la domenica mattina o il moffoletto caldo con l’olio nuovo. Tradizioni di cui non ci si stanca e che se saltano anche solo per un anno ti mancano.

E’ rituale tra i miei amici in questo periodo chiederci cosa si fa la domenica mattina e la risposta è sempre la stessa: “vado a raccogliere le olive”. C’è chi lo dice con una nota di lagnusia e chi come me con un nota di felicità, solo per il fatto di ritrovarsi tutti insieme sotto allo stesso albero di ulivo a raccogliere i suoi frutti scherzando e ridendo mentre si lavora.

La coltura dell’ulivo e la raccolta delle olive nelle campagne bagheresi e nei paesi limitrofi è un’attività svolta ancora a pieno, soprattutto a livello familiare. Lo si fa nei modi e con le tecniche che ogni famiglia ritiene più appropriata, ma non sempre adeguata in termini agrari. Il nostro lettore Girolamo Sparacino, studente di Agroingegneria presso l’Università degli Studi di Palermo, ci spiega infatti che alcune delle tecniche utilizzate non sono consone per la salute degli ulivi. Un esempio è la cosiddetta “bacchettatura”, che consiste nel bacchettare, appunto, le fronde dell’albero causando, non solo la caduta delle olive -tecnicamente chiamate drupa-, ma soprattutto la rottura della gemma che sarebbe potuta diventare nuovo ramo o frutto. Le tecniche che invece causano danni inferiori sono la “pettinatura” manuale o quella eseguita con l’uso di pettini vibranti. La tecnica migliore è sicuramente la “scuotitura“, utilizzata nelle aziende agricole, per ottimizzare i tempi, la quantità di raccolto e la cura dell’albero.

Insomma, dovremmo un po’ rinnovare le nostre tecniche a cui siamo tanto affezionati. Di sicuro avremmo una maggiore salute dei nostri alberi e frutti migliori per il successivo raccolto, per poter sentire di nuovo, tra le stradine bagheresi, il profumo del frantoio, dell’olio nuovo e magari assaporarlo dentro ad un caldo moffoletto appena sfornato.

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MariaTeresa Mineo

26 anni. Mi occupo di turismo ed eventi. Amo viaggiare, ascoltare e raccontare storie

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