SUBURRA: LA PRODUZIONE INTERNAZIONALE PER UN PUBBLICO NAZIONAL POPOLARE

Tutti parlano di “Suburra – la serie” e, per puro spirito comunitario, voglio parlarne anche io, anzi, voglio straparlarne anche io.

Mi piace pensare che chiunque abbia aperto questo articolo abbia una vaga idea di cosa “Suburra” sia, quindi non frantumerò i macarons, proponendovi la trama, sempre che di trama si possa parlare.

Solo due parole per contestualizzare.

Suburra – la serie” è la prima produzione italiana di NETFLIX, la piattaforma di streaming online, nata a Los Gatos, in California, ed ormai disponibile in più di 190 paesi.

Premetto che “Suburra” l’ho vista tutta, intimorito da quel senso di incompletezza che punisce i temerari che abbandonano le serie tv senza completarle.
L’ho guardata sino alla fine, perché in cuor mio speravo che l’episodio successivo fosse “l’episodio X”, quello che quasi quasi ti fa rivalutare una intero prodotto seriale.
Purtroppo per “Suburra”, che nel panorama italiano doveva essere “la serie”, quell’episodio, “l’episodio X”, non c’è stato e “Suburra”, molto probabilmente, finirà nel dimenticatoio come “una delle tante serie”.

Dal primo episodio non possono non tornare in mente i vari Gomorra, Romanzo Criminale, e compagnia bella, anzi, azzarderei dire che Suburra sia proprio un prodotto ibrido tra i due, un prodotto ibrido riuscito male.
Il fatto che “Gomorra” e “Romanzo Criminale” riaffiorino alla mente non è però casuale, infatti, non sono poche le professionalità che hanno lavorato in ambedue le serie, a partire dalla regia di Michele Placido, sino alla coproduzione con Cattleya, casa di produzione indipendente, produttrice delle due serie citate. 

Ecco che tocchiamo il tasto dolente, la coproduzione, anzi le coproduzioni, si, perché oltre alla già citata Cattleya, a coprodurre la serie compare, nientepopodimeno che Rai Fiction.

Ora, io voglio bene all’universo ed a i suoi abitanti, ma cosa diamine fa pensare a NETFLIX di poter affidare la coproduzione di una sua serie, anzi della sua serie, ad una società che annovera tra i suoi maggiori successi Don Matteo ed Un posto al sole? É come se un pizzaiolo napoletano facesse preparare una pizza ad un pizzaiolo americano specializzato in pizze surgelate con l’ananas sopra.

Ma che razzo telecomandato di pizza vuoi che ti venga fuori?

Obiettivamente, “Suburra” è un prodotto bello e pronto per essere trasmesso dalla Rai (come tra l’altro avverrà nel 2019, come previsto dagli accordi stipulati tra Rai e NETFLIX), lì si che avrebbe il potenziale per poter diventare una serie minimamente avanguardista, prendendo a schiaffi quel pubblico assopito, introducendogli un personaggio gay, meno “personaggio” e più gay, ma accarezzandolo poi, ricordandogli che in fondo è in un divano e se vuole può chiudere un occhietto, con la “recitazione” di Claudia Gerini.

Ora, a me piace pensare che chiunque si abboni a NETFLIX, lo faccia perché della televisione generalista si è frantumato le gelatine, e non vuole più passare il suo tempo davanti a prodotti televisivi che lo accarezzino e gli rimbocchino le coperte lasciandolo assopito su un divano, bensì vuole essere preso a schiaffi da Black Mirror, angosciato da Stranger Things, e coinvolto nell’urlo all’uguaglianza di Sense8. 

Guardando “Suburra” piuttosto che coinvolto, mi sono sentito, per puro spirito patriottico, in imbarazzo. Sembra quasi di trovarsi davanti all’ennesimo inganno del conte Olaf, imbellettatosi nuovamente per ingannare i bambini Baudelaire.

Ma il conte Olaf, rimane il conte Olaf, ed i bambini continueranno a sfuggirgli, lontano.

Commenti

Luca Puleo

Nato nell’anno di uscita di Trainspotting (1996). Studente di Audio/Video e Multimedia presso l’Accademia di Belle Arti di Palermo. 
Non ho ancora capito se io sia un videomaker, un fotografo, o un aspirante cineasta.
 Non conosco abbastanza il cinema. Non conosco abbastanza l’arte. 
Non conosco abbastanza la musica.
 Proprio per questo parlerò di cinema, arte e musica, ma non dovrete mai prendermi sul serio, non le conosco abbastanza.

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