Parlamenti, scatole vuote e proteste di piazza – di Marco Maggiore

C’è un’aria strana in Europa. Un’atmosfera cupa, che non si respirava da tempo. Situazioni geo-politiche, impensabili alla fine del’900, dalla difficile interpretazione storica e culturale, giocate paradossalmente all’interno di quello che è l’organo istituzionale e democratico per eccellenza: il parlamento.

La Spagna, simbolo di diritti e opportunità nella fantasia di molti giovani europei, rischia di crollare sotto i colpi dell’indipendentismo catalano. Le immagini della folla, raccolta nelle piazze e davanti i seggi elettorali, attaccata dalle forze dell’ordine hanno suggestionato milioni di spettatori in tutto il mondo. Impossibile non provare un senso di compassione verso i manifestanti e di avversione verso la polizia spagnola. Ma a questi sentimenti empatici non corrisponde quasi mai una reale conoscenza della questione. Il referendum del 1 Ottobre non si sarebbe potuto celebrare e, a detta di molti conoscitori della politica iberica, l’obiettivo dei separatisti era quello di far reagire con violenza il governo di Madrid. Il quale, inutile nasconderlo, è caduto con tutti gli stivali nell’eventuale tranello, facendo pensare che ci si trovi ormai in un punto di non ritorno per le possibilità di dialogo tra le parti.

Alla questione spagnola si è aggiunta, nelle ultime ore, il caos per l’approvazione della legge elettorale in Italia. Un caos che, a dirla tutta, va avanti dal 2005, anno in cui venne varato il cosiddetto Porcellum, reo di aver prodotto instabilità politica per più di un decennio. Assurdo constatare come non si riesca a pensare ad una legge elettorale che salvaguardi il diritto al voto dei cittadini italiani e che i partiti ritengano più utile salvaguardare il proprio bacino di potere. Altrettanto paradossale il ricorso alla fiducia, pratica divenuta usuale per gli esecutivi del PD, su una legge che dovrebbe garantire il pieno confronto democratico.

Anche in questo caso sembra di trovarsi di fronte ad una polveriera pronta a incendiarsi da un momento all’altro, in un paese dal tessuto economico e sociale ridotto all’osso. Il parlamento italiano somiglia sempre di più ad una scatola vuota, esautorata di tutte le sue funzioni. In barba a tutte le manifestazioni di piazza o alle proteste, che dovrebbero essere l’eccezione e non la consuetudine in un paese democratico e culturalmente sviluppato.

Fortuna che, tra le tante incertezze, resti solida la dialettica politica della Sicilia. Qui ogni tornata elettorale vede gli stessi temi, le stesse facce e gli stessi slogan. Forse perché il parlamento più antico d’Europa è stato il primo a trasformarsi in una muraglia di poteri e privilegi, che quasi nessuno si sogna di cambiare.

Marco Maggiore

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