SMARTPHONE A SCUOLA: UN DOVERE DA INSEGNANTI

Il Ministro dell’Istruzione Paola Fedeli è stata chiara: a breve verrà istituita una commissione per introdurre l’utilizzo degli smartphone in classe. Una scelta che ha fatto storcere il naso a molti, non soltanto a genitori ansiogeni, sempre in pena per l’educazione dei figli a scuola. Social e giornali sono invase da vignette satiriche, nelle quali insegnanti avviliti valutano gli studenti con emoticon e GIF o chiedono a Google di svolgere le lezioni in loro vece.

 

Tuttavia le parole del Ministro rilasciate alla stampa sembrano avere un senso. I ragazzi del nuovo millennio hanno bisogno di essere guidati in quell’oceano sconfinato rappresentato dalla rete. Non è infatti plausibile pensare che i giovani possano fare a meno degli strumenti informatici, tanto quanto negli anni ‘90 i loro genitori non potevano far a meno della televisione in casa. Inutile provare ad accampare motivazioni basate sull’assioma che si stava meglio quando si stava peggio o affermare che la TV stava accesa soltanto per poche ore mentre internet non dorme mai.

 

I mezzi di comunicazione diventano proprietà inalienabile di chi li utilizza e ne sperimenta le potenzialità, strumenti imprescindibili per l’apprendimento e la formazione della personalità. La maggioranza degli studenti italiani al liceo si serve dello smartphone per accedere a informazioni aggiuntive rispetto ai manuali didattici, anche se forse in maniera non corretta. La rete è vista come una scorciatoia, non come un percorso di accesso verso un numero maggiore di notizie, capaci d’integrare la visione parziale e spesso unidirezionale dei libri scolastici.

 

Inoltre numerosi elementi fanno propendere per un atteggiamento di timore verso la proposta della Fedeli. Troppe le distrazioni offerte dal web, troppo alto il rischio che lo spirito da cazzeggio prevalga sulla voglia di apprendere. Troppa la paura per un ulteriore processo di alienazione per le nuove generazioni, poco abituate alla socializzazione  e alla convivenza. Ma le parole del Ministro Fedeli sembrano avere un senso.

 

La scuola può operare soltanto nel campo del possibile e deve fare i conti con la realtà contemporanea. Quella nella quale i bambini di due anni sanno far scorrere i video su YouTube, dopo che i genitori gli hanno messo nelle mani uno schermo touch screen per non sentirli piangere. La scuola ha l’obbligo di correggere le storture nel processo di crescita dei ragazzi e di riempire gli spazi vuoti non colmabili dalla famiglia.

 

Riuscire a indirizzare gli studenti verso un uso corretto e consapevole degli smartphone rientra pienamente in entrambe le categorie d’intervento. Perché è difficile pensare che mamme che augurano il buongiornissimo con gattini dentro tazze di caffè e padri che abboccano spesso alle fake news più inverosimili, possano fornire assistenza ai figli, esemplari moderni di nativi tecnologici.

 

Le parole del Ministro Fedeli hanno un senso. Ma solo se la scuola sarà pronta a sostenere una sfida cruciale e con molte variabili, tenendo d’occhio l’elevate probabilità di sconfitta.

 

Marco Maggiore

Commenti

Redazione

Il nostro team, composto da giovani bagheresi, ha scelto questo nome proprio per riportare in vita lo spirito e l’importanza dell’antico Stratunieddu nel nuovo locus del sapere, il Web. Il nuovo blog di informazione si propone di informare i cittadini di Bagheria, e delle zone limitrofe, su ciò che accade intorno a noi.

More Posts

Follow Me:
Facebook