Altavilla Milicia: Sensazioni di Festa.

Il vento di oggi sembra portare già via i ricordi delle dolci giornate della Festa alla Madonna della Milicia, appaiono lontani i suoni dei tamburi, le melodiose marce della banda, le urla festanti dei devoti, le luci e i colori, l’odore della salsiccia che sfrigola nella griglia rovente. Per la trecentonovantaquattresima volta abbiamo ripetuto riti e tradizioni, rimaste immutate nel tempo, come fossero scolpite per sempre sulla roccia, il corso della storia sembra fermarsi per tre giorni. Tutto viene ripetuto nei tempi e nei modi sempre uguale. Viene da chiedersi, ma noi altavillesi non siamo estenuati dal perpetrarsi costante delle stesse ritualità? La risposta dentro di me è chiara, e solo chi è cresciuto in questo piccolo lembo di terra della provincia palermitana, può comprendere la bellezza che si cela dietro ogni singolo gesto della tradizione. È come vivere ogni volta, quasi cinematograficamente, un grandissimo flashback. Ai nostri occhi l’ordine cronologico degli eventi viene interrotto per lasciare spazio alle rievocazioni delle feste che abbiamo vissuto fin da bambini. Il nostro cuore mette in rassegna tutte le feste passate ed affiorano, uno dopo l’altro, i ricordi, così tanti e così belli che alle volte non capisci se li hai vissuti realmente o se ti trovi davanti alla visione onirica di qualcosa che forse hai solo sperato accadesse; e i tuoi ricordi si uniscono, in un intreccio spazio-temporale ai ricordi che tuo nonno ti raccontava della sua festa, quando era bambino lui e così indietro nel tempo fino a qual fatidico 1623, quando tutto è iniziato.

Tre foto mi hanno colpito in particolare; un bravissimo fotografo, Salvatore Pecoraro, in tre istanti è riuscito a catturare tutto quello che per me la Festa rappresenta. La prima foto mostra il lato religioso-devozionale, una mano, chiaramente non più giovane ma macchiata dai segni del tempo, nell’atto di portare la vara ove è collocata l’icona della Madonna; ma quello che più mi emoziona e che a guardarla bene non si capisce se quest’uomo stia sorreggendo con tutte le suo forze il peso per portare l’icona della sua madre amata in giro per il paese oppure se lo stesso, si stia aggrappando alla Madonna, quasi fosse lei a portare e sostenere il peso del suo corpo stanco, come se fosse la vara della Madonna a portare il peso dei suoi fedeli per intercedere presso l’Altissimo per la salvezza delle loro anime.

La seconda foto mostra il lato sociale e comunitario, in questi tre giorni la comunità altavillese, accogliendo tutti coloro che insieme vogliono festeggiare la loro madre amata, si stringe, come in grande abbraccio comunitario. La vicinanza ti permette di poter toccare con mano il sentimento di concordia (cum cordis = con cuore). Nella foto alcuni fedeli uno dietro l’altro si sorreggono e si sospingono nell’avanzare della processione, il vero ideale di comunità. Sembra utopico e forse (coi tempi che corrono) anacronistico, ma questa istantanea ci mostra una comunità che cammina insieme, non importa chi sta dietro e chi sta davanti, non importa se il fratello davanti a me è altavillese o abita nelle contrade, se viene da un paese vicino o se proviene dall’altro lato del mondo, se lo conosco o meno; l’uno sorregge l’altro e insieme si va avanti lungo il cammino, quanta bellezza e quanta poesia in una sola fotografia, in un solo gesto. La mano del fratello dietro riesce perfino a percepire il battito di chi sta davanti, possiamo immaginare che per qualche istante tutti i cuori delle migliaia di persone presenti abbiano pulsato all’unisono, un solo grande cuore, una vera esperienza di CONCORDIA.

La terza foto ci mostra infine il lato umano, i piedi nudi e sporchi di chi con spirito di sacrificio vuole offrire stanchezza e sofferenza, ma lo fa con il profondo desiderio di onorare e festeggiare la sua madre amata. Chi ama questa festa è disposto a sacrificare la tranquillità e la quiete di un piccolo paese di provincia, che per tre giorni l’anno accoglie fedeli, forestieri e avventurieri occasionali. Un piccolo centro, normalmente abitato da neanche cinquemila persone, arriva ad accoglierne ventimila, e tutta questa gente si riversa nelle strade sempre troppo strette di Altavilla Milicia. Capirete che molti disagi sono inevitabili e magari tanti altri potrebbero essere evitati, ma anche questi, come i piedi scalzi, vengono visti come sacrificio e offerta da donare a gloria e onore della Madonna. L’immagine dei piedi nudi ci ricorda anche l’attaccamento alla terra, un rapporto, quello con la terra, che affonda le sue radici nell’antropologia di questa comunità. Qualcuno, immagino appartenente all’alta società, in questi giorni, con intento dispregiativo, ha voluto appellare gli altavillesi riprendendo un vecchio detto latino: “de rustica progenie, semper villana fuit” che letteralmente significa “Colui che discese da stirpe rustica, rimase sempre un rozzo”. Devo dire che questa foto lo conferma, tradizionalmente ed antropologicamente Altavilla e gli altavillesi sono legati alla terra che hanno coltivato con sudore e si sono tramandati da padre in figlio, e questa cosa ci inorgoglisce immensamente, i piedi nella foto sono sporchi, si, ma sono i piedi di chi con orgoglio offre il suo lavoro, il suo sacrificio, la suo offerta, alla Madre Celeste tanto amata.

La Festa per noi è il punto centrale dell’anno, un punto di riferimento anche cronologico, basti pensare che già a partire dai primi mesi estivi, cominciamo a rimandare tutto a dopo lo festa (“doppu a festa nni parramu”); è il nostro capodanno, tutto viene programmato a seguito di questa ricorrenza, è il culmine di un anno trascorso, ed è anche l’inizio, è morte e resurrezione (forse anche per questo dura tre giorni). Ogni anno dopo la festa ricominciamo il nostro cammino fortificati dalla consapevolezza che Maria, nostra madre, colei che ci indica la via, ci protegge e ci ama.

Dispiace che qualcuno ancora non lo capisca, ma forse serve più tempo e tante feste ripetute negli anni per riuscire a coglierne la bellezza e il mistero. Anche quest’anno tocca riprendere il viaggio, la Festa è finita, il cammino continua, impariamo da Maria ad essere quest’anno un po’ più CRISTIANI, un poco più COMUNITÀ ed un poco più UMANI.

BIAGIO D’UGO

Commenti

Redazione

Il nostro team, composto da giovani bagheresi, ha scelto questo nome proprio per riportare in vita lo spirito e l’importanza dell’antico Stratunieddu nel nuovo locus del sapere, il Web. Il nuovo blog di informazione si propone di informare i cittadini di Bagheria, e delle zone limitrofe, su ciò che accade intorno a noi.

More Posts

Follow Me:
Facebook