LA FUITINA FURZIVA E LA LEGGE DELL’ONORE

Lei passeggiava tranquillamente per strada con le amiche, sorrideva e osservava il mondo che la circondava. D’un tratto si ferma un’auto, un uomo la prende, un altro apre lo sportello della macchina e la portano via. Lei urla, ma invano, nessuno riesce ad aiutarla e forse neppure ci prova, perché sanno cosa sta accadendo”.

Quello che vi abbiamo raccontato potrebbe essere l’inizio di un romanzo giallo che racconta di un rapimento o il contenuto di un fatto di cronaca, ma non è così.

Questo è il primo step di quella che viene chiamata in gergo “fuitina furziva”.

Per avere chiaro il concetto di “fuitina” occorre fare una distinzione: la “fuitina classica”, dove due giovani innamorati abitanti della Sicilia del Novecento, organizzavano una fuga romantica per consumare il loro amore prima del matrimonio e sposarsi successivamente o riparare ad una gravidanza inaspettata, e la “fuitina furziva” quella dove lui, innamorato non potendo avere la sua bella cerca di rapirla per averla sua per sempre.
I protagonisti della “fuitina furziva” sono facilmente riconoscibili e la trama è quasi sempre la stessa, tranne per alcune eccezioni.

Lui si invaghisce di lei, ma lei non pare interessata, oppure la famiglia non è d’accordo o la ragazza è troppo piccola per fidanzarsi e non ne vuole sapere.

Ma lui non può sopportare il fatto di essere rifiutato, e architetta un rapimento per averla sua per sempre. C’è chi ha fatto la fuitina in auto, chi con il motorino, chi con la moto ape, ma ci sono anche i più temerari che hanno scelto carretto e cavallo.

Di solito i rapitori sono gli amici di lui che portano, poi, la ragazza in un rifugio dove i due consumeranno. Si trattava spesso di stalle, case abbandonate, rifugi sotterranei. Posti sperduti, insomma, in modo che lei non potesse scappare.

Ovviamente alla ragazza non era data la possibilità di rifiutare “il suo lui furzivo”. Avrebbe dovuto stare con lui, che sarebbe poi diventato il suo sposo.

Perché? Perché se a quei tempi una ragazza fosse stata macchiata dell’atto sessuale nessun altro pretendente l’avrebbe più voluta sposare.

L’onore è la parola chiave della fuitina. Se la ragazza si ribellava era disonorata.
Nascevano così matrimoni finti, dove al massimo ci si affezionava col tempo. Ma l’onore non poteva essere violato e l’amore non aveva una grande importanza.
Se poi dopo un matrimonio forzato i litigi erano tanti non importava, se lei soccombeva e piangeva non faceva nulla. Se poi lei accennava a qualche attimo di ribellione era subito sedata dalle sue urla, ma anche dalle sue mani pronte a dar qualche ceffone nella migliore delle ipotesi. E anche in questi casi nessuno che interveniva perché la sottomissione era collegata a quel fomoso “Onore”.

Per fortuna l’alcamese Franca Viola ha rotto questo malefico giocattolo ribellandosi e non sposando il suo rapitore. Il suo caso fece tanto scalpore ma aprì la strada alla punizione dei rapitori e degli stupratori.
La cronaca oggi ci parla di rapitori e stupratori continuamente e la gente anziana si stupisce di come la violenza sia aumentata ai giorni nostri.
A noi piace pensare, invece, che oggi la violenza viene punita e un tempo chi rapiva e obbligava all’atto sessuale era tutelato dalla legge dell’onore a discapito di tante donne ingenue.

Giusy Chiello

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