IUS SOLI, SINISTRA ED EGEMONIA (DI DESTRA) – di Fabio La Tona

Premessa.
Sono sinceramente orgoglioso del mio paese.
L’Italia è il paese che più di tutti in Europa ha contribuito a salvare vite in mare, che ha messo l’umanità prima del tornaconto elettorale, che per mano di Giusy Nicolini ha reso Lampedusa porta d’Europa.
Odio le polemiche e le semplificazioni su un tema enorme come questo: non bisogna assolutamente cadere nella trappola ideologica, nel “derby tra umanità e rigore”. Rifiuto dunque con forza le narrazioni della destra e della sinistra ideologiche, ambedue deleterie: inutile e disonesto dire basta immigrati, di fronte alla più grande crisi umanitaria degli ultimi decenni; altrettanto inutile e disonesto (forse di più, visto che il tutto è ammantato di vocazione umanitaria) dire “sì immigrati sempre e comunque”, se lo dici solo ai salotti e non prevedi adeguati percorsi di integrazione e accoglienza. In entrambi i casi, le conseguenze delle fredde ideologie colpiscono le persone in carne ed ossa.
Qui non servono soluzioni improvvisate o formule magiche, ma solo la consapevolezza che continueremo a parlare di immigrazione almeno per i prossimi vent’anni. Quindi parliamone, ma sul serio, sine ira et studio.

Per quanto mi riguarda il problema non è “quanti ne accogliamo”, diversivo che ormai da mesi distrae politici e giornalisti. È logico che un paese, da solo, non possa farsi carico di una intera ondata migratoria: la questione è europea, se non mondiale. Il problema è piuttosto “come li accogliamo”: un grande paese come il nostro deve garantire un’accoglienza degna di questo nome, che non si fermi all’approdo fisico ma che sia appunto etimologicamente un “raccogliere insieme”, un far sentire parte di un’unica realtà.

Architrave di questa visione è proprio lo Ius soli (temperato, eh): se pensi da italiano, vivi da italiano e ti consideri italiano, allora anche per la legge SEI ITALIANO. Se lo sei di fatto, non puoi che esserlo di diritto. Un fatto concettualmente scontato, ma politicamente ancora divisivo a causa dell’opportunismo e della mancanza di visione di certa classe dirigente. “Non è opportuno adesso, la gente non capirebbe” afferma una grigia vulgata con a capo un sempreverde ministro Alfano. Secondo tale voce, siccome i tempi ci impongono un certo sistema di valori e vocabolario (equazione immigrazione=pericolo), noi dovremmo adeguarci al sentire comune, adagiarci su un presentismo schiacciante: è l’egemonia (di destra), bellezza. Ma compito della politica, a maggior ragione se si definisce progressista, non è forse accompagnare, anticipare, essere lungimirante insomma? Senza scomodare Gramsci, la prima lotta politica è innanzitutto battaglia di idee e di vocabolario (“momento ideale”). Non si può sconfiggere il nemico facendo uso dei suoi strumenti. La sinistra pensa forse di vincere sulla destra rimanendo nel suo perimetro ideologico? Buona fortuna, ma l’esperienza ci dice che tra la copia e l’originale, gli elettori preferiscono sempre l’originale.

 

Infine, diciamolo a chi solleva una questione di opportunità: noi non dobbiamo approvare lo Ius Soli nonostante “l’emergenza immigrazione”, ma anche per combattere questa cosiddetta emergenza. Perché cittadinanza italiana per chi vive da italiano vuol dire cittadini integrati, e cittadini integrati vuol dire avere una società più forte e meno soggetta a tensioni sotterranee. È forse necessario citare il Bataclan, Molenbeek e quel modello nefasto di “periferia ghetto”? Ecco, la storia ci insegna che il male non è lo ius soli bensì l’isolamento, l’esclusione e la crescita di corpi estranei (potenzialmente dannosi) in seno alla società.
Un paese più unito non è solo un paese più civile, ma anche un paese più forte e sicuro. E se compito dei populisti è investire politicamente sulla paura, compito dei progressisti è liberare i cittadini dalla sua morsa odiosa. Per renderli liberi, davvero.

 

Fabio La Tona

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