I SOCIAL NETWORK. DALLA COMUNICAZIONE AL “CURTIGGHIU” – di Giusy Chiello

L’avvento dei social network ha cambiato lo stile di vita della popolazione. Lo smartphone, diventato ormai uno status symbol, è il compagno inseparabile di ognuno di noi.

I giovani, che ormai sono cresciuti con i social hanno un approccio sicuramente diverso da quello che hanno i quarantenni e addirittura i sessantenni. Ma non generalizzerei tanto in base all’età sull’uso di questi nuovi media, ma sull’approccio che fin dall’inizio ogni utente ha avuto con la tecnologia, i computers e e internet.
Chi acquista uno smartphone, oggi, deve avere obbligatoriamente tra le sue applicazioni almeno i 2 più popolari social network: WhatsApp e Facebook. Poi ci sono le app più ‘elitarie’, ‘complicate’ o meno conosciute ma queste due se non le hai e non le sai usare ormai ti reputano antico.

 

Certo, saperle usare è davvero un parolone, perché molti, non avendo dimestichezza con questi nuovi media strummintiano e le usano in base ai loro interessi alle loro conoscenze.
Questi nuovi mezzi di comunicazione sono utili a informare nell’immediato tramite parole, immagini, video, video dirette, videochiamate.
Tanti sono gli strumenti utili a comunicare per lavoro, per svago e direi anche per curtigghiu e malu chiffari.

Negli anni 80 non ci saremmo mai sognati di vedere le immagini sacre commentate dagli amen. Sarebbe stato impensabile credere che augurare il buongiorno alle persone amiche poteva essere così semplice fantasioso. Oggi ci si augura il buongiorno con immagini di tazze di caffè con dentro i gattini, cagnolini animati che canticchiano e si inviano a tutti gli amici virtuali.

 

Una catena di Sant’Antonio su Whatsapp

Ma l’invio compulsivo di contenuti non si limita ad immagini di saluti e baci.
Una protagonista, per esempio, dei fruitori di social schiffarati è la catena. Non parlo però, né della catena della bicicletta, né di quella alimentare, ma di quella di Sant’Antonio.
Chat intasate da interminabili messaggi che se non invii ad almeno un numero definito di amici che accadranno disgrazie. Presagi di malaugurio che impauriscono gli utenti e li portano a condividere con mezzo mondo.
E da lì una sfilza di bacini, faccine innamorate, cuori, mazzolini di fiori virtuali pronti a ringraziare il caro tastierista che lo ha contattato.

I video e le foto sono poi diventati virali. Non si tratta, però solo di immagini che informano, ma spesso narrano aspetti di vita quotidiana che una volta erano un po’ più riservati.
Sei andato a fare una gita in barca? Posti le foto e tutti lo sanno. Hai cucinato “a pasta chi tinnirumi” ? I tuoi amici sapranno che non ne hai lasciata neppure un cuocciu. Hai litigato con un’amica? Lo scrivi nella piazza virtuale e non ricordi più come si litiga guardandosi negli occhi e chiarendo. Per non parlare poi dei dibattiti interminabili sui post. Ci si improvvisa spesso studiosi di psicologia, sociologia, avvocati, giornalisti, pedagogisti, e purtroppo anche tuttologi.

 

 

Quello che non riusciamo a dire in faccia alla gente lo diciamo attraverso la tastiera. È più semplice, meno complicato affrontare lo sguardo di chi può controbattere anche solo con un gesto al tuo modo di pensare.
I social media e il “curtigghiu” virtuale sono ormai un tutt’uno.
Cari lettori, se proprio volete sparraciuliari e scambiarvi saluti, baci e abbracci, fatelo più volentieri davanti a una tazza di caffè. Ma una tazza di caffè reale, e non quella da dove sbuca il maialino rosa del buongiorno.

 

di Giusy Chiello

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