Europeismi da carbonara

Parecchio clamore ha suscitato una notizia riportata dal quotidiano britannico Times riguardo l’affidamento di una bambina cattolica ad una famiglia musulmana.

 

Il fatto è avvenuto nel quartiere di Tower Hamlets, una delle zone residenziali più multietniche di Londra.

Alla piccola sarebbe stato imposto d’imparare l’arabo e di non indossare al collo un crocifisso, ed addirittura le sarebbe stato vietato di mangiare la carbonara a causa della presenza di prosciutto. Comportamenti che avrebbero scioccato persino la madre naturale della bambina, preoccupata per l’educazione che la figlia avrebbe ricevuto dai genitori affidatari. Per tali motivazioni il giudice, dal nome tipicamente british Khatun Sapnara, avrebbe stabilito di far tornare la bimba dai nonni affinché venissero tutelate le sue radici britanniche e cristiane.

 

Ora, nonostante chi scrive sia convinto che il vero scandalo sia la carbonara cucinata dagli inglesi, è doveroso riportare che la notizia non è stata confermata da alcuna fonte ufficiale. Il Times, attenendosi alla tradizione del giornalismo di oltremanica, avrebbe costruito l’articolo in modo quantomeno fantasioso, gonfiando gli aspetti più controversi agli occhi dei lettori: la famiglia musulmana non sarebbe stata in grado di parlare in inglese, le donne della casa avrebbero vestito il niqab (il velo integrale che copre anche il volto) e avrebbero considerato il natale e la pasqua delle feste sacrileghe.

Ma davvero è possibile pensare che i tribunali britannici possano affidare una bimba ad una coppia che non conosce neppure l’inglese? In un momento storico tanto delicato per i rapporti tra cattolici e musulmani, giocare con l’intolleranza è un pericoloso crimine ideologico.

 

Troppo forte la paura verso chi pratica un culto diverso per potersi permettere di accrescere odio e pregiudizio nei lettori, già scossi dagli attentati di radice integralista-islamica avvenuti negli ultimi anni. L’impressione è che si stia cercando una strada per chiudere qualsiasi possibilità di dialogo e comprensione della fede altrui, costruita tramite l’opposizione tolleranza/intolleranza. L’errore però potrebbe risiedere tutto lì. Nella continua ricerca di ciò che è permesso e ciò che è vietato, di ciò che infastidisce e di ciò che è sopportabile.

 

Così diventa inconcepibile che una famiglia musulmana accudisca e cresca una bimba britannica bionda amante del calcio, soprattutto se le toglie il prosciutto dalla carbonara.

Mentre è sempre stato normale che una famiglia cattolica possa adottare un bimbo egiziano, lo faccia battezzare, gli parli esclusivamente in inglese e lo allevi a pane e salame.  Eppure non vi dovrebbe essere alcuna differenza tra le due cose, se alla base di quelle famiglie stanno gli ingredienti principali per crescere una figlia: l’amore, il rispetto, il rigore e l’educazione.

 

Difficile pensare ad una civile e laica convivenza fino a quando non si potrà essere disposti a riconoscere il diverso e ad accettarlo. Eccezion fatta per la carbonara cucinata da un inglese: per quella non saremo mai pronti.

 

Articolo di Marco Maggiore

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