VOI NON AVRETE LA NOSTRA PAURA!

03/07/2017, i Coldplay si apprestavano a chiudere il loro monumentale concerto a Milano; la canzone che scelsero gli artisti inglesi fu Up&Up.

La serata era stata fantastica, in quegli ultimi minuti però non riuscivo ad essere focalizzato perfettamente sulla band ma cominciai a pensare sempre più insistentemente a come uscire in maniera rapida dallo stadio di San Siro.

Il 22 maggio dello stesso anno, a Manchester, dopo la conclusione del concerto di Ariana Grande ci furono due esplosioni, 23 morti e 122 feriti.

“Non succede, ma se succede?”

Finito il concerto, a passo veloce, mi recai immediatamente all’ingresso della metropolitana, non fui l’unico ad aver avuto questa idea, la calca non era indifferente.

Più ci allontanavamo dallo stadio, più io e i miei amici ci sentivamo tranquilli.

Quella sera non successe nulla; il giorno dopo, durante la seconda data milanese del concerto, nemmeno.

È normale che non sia successo nulla. Dovrebbe essere normale.

Negli ultimi anni, sfortunatamente, siamo stati abituati a sentire sempre più spesso parlare di tragedie avvenute nelle situazioni più disparate; ciò ha permesso di far prendere campo ad uno stato d’animo ben preciso: la paura.

Sono passati quasi due mesi, in un normale pomeriggio del 17 agosto a Barcellona, nei pressi della Rambla, alcuni squilibrati giocano a fare da giudici, giuria e boia, distruggendo 13 vite con un furgone.

Delle persone a me vicine optano per annullare immediatamente il viaggio che avrebbero dovuto compiere a breve in Spagna, la paura è tanta.

Ecco quindi che una parola si ripete sempre più frequentemente: paura.

Fin da piccoli siamo stati abituati a convivere con le nostre paure e tutti sappiamo quanto possa essere difficile superarle oppure non farsi sopraffare dalle stesse.

Paura di viaggiare, paura di stare in zone affollate, paura di prendere un gelato vicino il lungomare, paura di guardare un monumento in tutto il suo splendore.

È proprio questo l’obiettivo delle persone che compiono questi gesti orrendi; non è importante ucciderne dieci, è fondamentale spaventarne un milione.

La vita è fatta di scelte, noi decidiamo come comportarci dopo ogni situazione che viviamo.

Adesso abbiamo soltanto due possibili strade da percorrere: farci opprimere dal piano malvagio scritto da menti malate, azzerando completamente i nostri sogni e modificando le nostre abitudini, oppure avere il coraggio di alzare la testa e continuare a vivere le nostre vite allo stesso modo, come se non fosse successo mai nulla.

La risposta la conosciamo già, dobbiamo continuare a vivere. È un dovere morale nei confronti di quelle persone che la vita non l’avrebbero voluta perdere.

Lo dobbiamo a Bruno, padre di due figli; a Julian che aveva soltanto sette anni; a Georgina, uccisa dopo aver visto il concerto del suo idolo; lo dobbiamo a loro e a tantissime altre persone.

Voi non avrete la nostra paura, siete soltanto delle anime condannate a non conoscere mai l’amore e la felicità.

 “Stamattina ho finalmente visto mia moglie, era bella come quando era uscita venerdì, come quando mi innamorai di lei. Voi vorreste che io avessi paura, che guardassi i miei concittadini con diffidenza, che sacrificassi la mia libertà per la sicurezza. Ma la vostra è una battaglia persa”

Antoine Leiris, dopo aver visto la spoglia di sua moglie, scrisse questa lettera ai terroristi che la uccisero, 17 novembre 2015, Parigi.

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Sergio Moretto

Un giovane studente di Giurisprudenza che nutre un forte amore per la giustizia e le brioches con il gelato. Più che uno scrittore mi sento uno storyteller, mi piace trasmettere emozioni.

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