Riflessioni di un Monte.

“Per un attimo avevo pensato di aver scampato il pericolo. Per un attimo avevo creduto che, durante questa estate infernale, il mio volto rimanesse intatto dalle fiamme. In quei giorni di afa e calura, quando neppure le lucertole avevano il coraggio di mettersi al sole, erano troppo poche le possibilità di salvezza.

Gli incendi non avevano avuto pietà per Erice e Capo d’Orlando, Catania e Siracusa, Castellamare del Golfo e Monreale, figurarsi se potevano risparmiare me, fragile monte posto su una città ancora più fragile. Eppure, incredibilmente, i miei alberi rimanevano quasi immacolati, mentre lo scirocco soffiava violento su tutta la costa.

C’ero quasi cascato ora che la temperatura si era fatta meno asfissiante. Accoglievo i miei ospiti con meno diffidenza,  covando nel cuore la speranza di sopravvivere alla calda stagione senza danni. Qui, infatti, ci vengono tutti: alcuni per allenarsi sotto l’ombra dei pini; altri per mangiare e bere in compagnia; i più gentili per osservare la mia flora o guardare le stelle, che alte illuminano i miei sentieri; qualcuno persino per fare l’amore, nascosto  in anfratti o dentro auto dai vetri oscurati.

Certo, non tutti mi hanno sempre rispettato. Quei sacchi di spazzatura lasciati a marcire nell’area attrezzata li hanno visti tutti, così come quelle discariche ai lati della strada. Ma per quanto male facessero, per quanto inaccettabili fossero queste ferite, l’amore sincero di tantissimi bagheresi riusciva a farmi credere che non tutto era perduto. Ieri, però, anche la speranza è andata in fumo.

Le fiamme violente e inarrestabili non hanno bruciato soltanto ettari di vegetazione ma anche gli animi di chi con orrore ha assistito a questo scempio. In un attimo tutto è stato consumato dall’incendio. Senza una ragione valida, senza un motivo che possa rendere meno crudele questo attentato. Ed io, Monte Catalfano, chiamato a sorvegliare questo mare e queste terre violentate, resto sempre più solo a contemplare questa gente sciagurata che dilapida ogni ricchezza. Sul mio volto annerito resteranno queste cicatrici, mentre nei loro la vergogna non trova spazio neppure per un rossore.”

In queste giornate sofferte non possiamo soffermarci a raccontare del disastro, è un dovere da cittadini essere sensibili e non restare inerti. Chiunque desideri attivarsi per lanciare un segnale forte può contattarci. Monte Catalfano non deve restare cenere.

 

Foto di Alfredo Ciauri, che ringraziamo. 

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Redazione

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