DUNKIRK: L’ESPERIENZA CINEMATOGRAFICA CHE RISTABILISCE LE REGOLE DEL CINEMA

Il 31 agosto esce “Dunkirk”, ultima fatica dell’osannato regista britannico Christopher Nolan.

In realtà gran parte del mondo ha già visto “Dunkirk”, si, perché l’uscita mondiale è stata più di un mese fa, tranne per l’Italia e pochissimi altri paesi.

Non starò qui a fare una tiritera sulle logiche di distribuzione cinematografica italiana.
Mi limiterò a dire che nell’era delle piattaforme di streaming, che ci hanno largamente avvezzati alla logica del “tutto, subito, e in tutto il mondo”, risulta anacronistico dilungare l’attesa di un film per più di un mese, ben sapendo che ci sono triliardi di metodi “alternativi” che il pubblico adopera per vedere i film che vuole, quando vuole, come vuole, anche se non dovrebbe.

Io il mio metodo “alternativo” l’ho trovato, ho visto il film all’estero, in una sala IMAX.

COSA È L’IMAX? “Dunkirk” è girato e pensato per essere usufruito in IMAX.
Ma di cosa si tratta effettivamente?
IMAX è un sistema che prevede tante piccole migliorie nel processo di creazione e proiezione cinematografica, che nel complesso producono la cosiddetta “Image Maximum”. L’IMAX non coinvolge solamente l’immagine, ma tutti gli aspetti di creazione e proiezione di un film, dalla limpidezza del sonoro, alla grandezza imponente dello schermo, dalle camere utilizzate in fase di ripresa, alla posizione delle poltrone nello spazio della sala cinematografica.
Per intenderci, l’esperienza IMAX è la più grande esperienza cinematografica che oggi una sala possa offrire, non riproducibile in una sala standard, né tanto meno, nel salotto di casa propria.

TRAMA La storia è abbastanza semplice, per quanto narrata attraverso la manipolazione temporale tipica del cinema Nolaniano. Tre diversi punti di vista della stessa vicenda, l’evacuazione di 400.000 soldati alleati rimasti incastrati, dall’esercito tedesco, nelle spiagge di Dunkerque (Francia), durante la seconda guerra mondiale.
La trama però non è di certo il punto centripeto del film, per il quale lo stesso regista non avrebbe voluto scrivere alcuna sceneggiatura, per poi limitarsi alla stesura di 76 pagine.

PARLIAMO DI “DUNKIRK” Ormai è chiaro a tutti, sia a chi il film è piaciuto, sia a chi uscito dalla sala ha storto il naso, “Dunkirk” è un punto di non ritorno, con il quale il cinema futuro dovrà necessariamente confrontarsi.

“Dunkirk” è un’esperienza totale che coinvolge lo spettatore a 360°, quasi sino a fargli sentire l’odore della polvere da sparo o la sofferenza dell’apnea nelle scene subacquee. Il film festeggia una prevaricazione del significante sul significato, mettendo in campo tutto ciò che la tecnologia cinematografica odierna può offrire, senza mai  scadere nell’esibizionismo filmico tipico dell’era tecnologica, anzi, quasi paradossalmente, privandosi pressoché totalmente dell’utilizzo di CGI, e ritornando alla registrazione su pellicola, ormai quasi del tutto accantonata nel panorama cinematografico odierno.

Nolan sembra quasi volerci ricordare cosa sia il cinema vero, e lo fa egregiamente.

Il tutto è poi esaltato dalla calzante colonna sonora del fido collaboratore Hans Zimmer, costruita quasi frame by frame sull’opera, sembra quasi voler mettere alla prova i limiti di sopportazione della tensione da parte dello spettatore.
Insomma “Dunkirk” è una fortissima tirata d’orecchie allo spettatore, necessaria a ristabilire, o meglio, a ricordarci le regole che differenziano l’esperienza cinematografica dall’esperienza filmica, la sala cinematografica dal salotto di casa, la visione su uno schermo da proiezione dalla visione su un tablet, o peggio, sullo schermo di uno smartphone.

E allora correte in una sala IMAX, o, se non avete la fortuna di averne una vicina (in Italia ce ne sono solamente 3), correte nel cinema con lo schermo più grande che conosciate e la poltrona più comoda su cui vi siate mai seduti, perché “Dunkirk” non è solo un film, è un’esperienza cinematografica e tra qualche mese, quando sarà uscito dalla sala, nessuno potrà più vedere “Dunkirk” ma solamente una sbiadita copia di ciò che è stato.

 

Commenti

Luca Puleo

Nato nell’anno di uscita di Trainspotting (1996). Studente di Audio/Video e Multimedia presso l’Accademia di Belle Arti di Palermo. 
Non ho ancora capito se io sia un videomaker, un fotografo, o un aspirante cineasta.
 Non conosco abbastanza il cinema. Non conosco abbastanza l’arte. 
Non conosco abbastanza la musica.
 Proprio per questo parlerò di cinema, arte e musica, ma non dovrete mai prendermi sul serio, non le conosco abbastanza.

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